Ci sono periodi dell’anno in cui Venezia cambia energia in modo evidente. Uno di questi, che è anche tra i miei preferiti, è quello della Biennale Arte, durante il quale la città - se possibile - diventa ancor più un luogo di idee, linguaggi, persone e visioni provenienti da tutto il mondo.

Biennale Arte 2026: a Venezia tra eventi e scoperte

14.05.2026
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Ci sono periodi dell’anno in cui Venezia cambia energia in modo evidente. Uno di questi, che è anche tra i miei preferiti, è quello della Biennale Arte, durante il quale la città – se possibile – diventa ancor più un luogo di idee, linguaggi, persone e visioni provenienti da tutto il mondo. E la sensazione, camminando tra calli e canali, è quella di trovarsi dentro qualcosa che va oltre un semplice evento artistico: Venezia stessa diventa parte dell’esperienza.

Il 9 maggio si è alzato il sipario sulla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal titolo In Minor Keys, nata dal progetto della curatrice Koyo Kouoh. Dopo la sua prematura scomparsa nel 2025, La Biennale ha deciso di portare avanti il lavoro che aveva ideato, preservandone lo sguardo e il pensiero. Ed è proprio questo che si percepisce entrando nella mostra: non un percorso lineare, ma una composizione fatta di connessioni sottili, emozioni, intuizioni e momenti di pausa.

Le opere – 111 partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni provenienti da tutto il mondo – invitano a vivere l’arte in modo più istintivo e sensoriale. Non solo qualcosa da osservare, ma qualcosa da attraversare. La mostra parla di trasformazione, meraviglia, memoria, spiritualità, relazione. E Venezia, in questo, sembra il luogo perfetto: una città che da sempre vive di stratificazioni, silenzi e interpretazioni.

Durante la Biennale, poi, la città si espande ben oltre i Giardini e l’Arsenale. L’arte compare ovunque: dentro palazzi nascosti, ex chiese, fondazioni, cortili e spazi industriali recuperati. È una Venezia che invita continuamente a deviare percorso e a stupirsi.

Si può passare dalla delicatezza di Lee Ufan allo SMAC in Piazza San Marco, alle installazioni contemporanee del Negozio Olivetti, per poi attraversare Castello e imbattersi in mostre come Paper Tears di Claudia Pagès Rabal o nelle esposizioni diffuse tra Dorsoduro e Cannaregio. Alcuni luoghi diventano vere scoperte: ex cantieri, magazzini sul canale, spazi normalmente chiusi che durante la Biennale si aprono e cambiano volto.

Ed è forse questa la parte che amo di più della Biennale: il fatto che ti costringa a vivere Venezia in modo ancor più diverso rispetto al solito. A camminare senza fretta. A perderti. A entrare in una calle che normalmente non avresti percorso. A fermarti davanti a qualcosa che non avevi programmato di vedere.

Ricordo ancora la mia prima Biennale. Pensavo di voler vedere tutto, poi ho capito che il bello era esattamente l’opposto: lasciarsi guidare dalla città. Entrare in una mostra quasi per caso, fermarsi a parlare dopo un’esposizione, sedersi lungo una fondamenta a fine giornata con la testa piena di immagini e idee. È un modo diverso di vivere Venezia, più aperto, curioso, libero.

E in giornate così intense, avere un luogo in cui tornare fa la differenza. Suite735 è il punto di partenza perfetto per vivere la Biennale senza rincorrerla. Una base calma, raccolta, da cui uscire ogni mattina verso Giardini, Arsenale o le mostre diffuse in città, e in cui rientrare la sera per rallentare e lasciare sedimentare tutto quello che si è visto.

In fin dei conti, questa è la Biennale, o almeno quello che rappresenta per me: non solo una vetrina artistica di Venezia, ma è un modo di vivere la città, di guardarla – e guardarsi – con occhi diversi.

 

 

Eventi e mostre suggeriti da Suite735

THE ONLY TRUE PROTEST IS BEAUTY — Fondazione Van Noten, Palazzo Pisani Moretta
Una mostra che mette al centro il dialogo tra artigianato, materia ed emozione. Le opere si intrecciano con gli spazi storici del palazzo creando un percorso fatto di dettagli, contrasti e ricerca estetica. Una delle esposizioni più eleganti e sensoriali di questa Biennale.

SANTA SEDE — L’orecchio è l’occhio dell’anima

Nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice e nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, il Padiglione della Santa Sede invita a rallentare e ascoltare. Un’esperienza intima e contemplativa, dove suono, silenzio e spiritualità diventano parte del percorso.

CEAL FLOYER — Unfinished, Palazzo Diedo

Una mostra intensa e intelligente dedicata all’artista britannica Ceal Floyer. Installazioni, suoni e giochi percettivi trasformano il quotidiano in qualcosa di inaspettato, con quella leggerezza ironica che rende il suo lavoro così riconoscibile.

Tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana, la Pinault Collection presenta alcune delle esposizioni più interessanti della Biennale 2026. Dai lavori pittorici e profondamente identitari di Lorna Simpson e Michael Armitage, ai percorsi più narrativi e immersivi di Paulo Nazareth e Amar Kanwar, questi spazi continuano a essere un punto di riferimento per chi vuole vivere l’arte contemporanea in modo intenso e internazionale, all’interno di due delle location più affascinanti di Venezia.

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Biennale Arte 2026: a Venezia tra eventi e scoperte

14.05.2026

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