Ci sono eventi che si guardano. E poi ce ne sono altri che si vivono. Per me, il Redentore appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
A luglio si celebra il Redentore, La notte più veneziana dell’anno
15.07.2026
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Ci sono eventi che si guardano. E poi ce ne sono altri che si vivono. Per me, il Redentore appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Ogni anno, quando arriva luglio, Venezia inizia a prepararsi a una delle sue feste più amate, in una notte che per tutti è Famosissima. Si inizia a pensare agli addobbi per le barche, a cosa mangiare, a dove incontrarsi… Insomma, tutta la città comincia a vibrare sempre più forte, fino al terzo fine settimana di luglio, che quest’anno cade tra il 17 e il 19 luglio.
La giornata clou sarà sabato 18, con il Redentore che illuminerà la città e, come accade da secoli, Venezia si ritroverà unita attorno a una tradizione che è molto più di uno spettacolo pirotecnico.
La storia del Redentore affonda infatti le sue radici nel XVI secolo, quando la Serenissima volle celebrare la fine della terribile peste che colpì la città tra il 1575 e il 1577. Da allora, ogni anno, si rinnova questo momento di ringraziamento e memoria, trasformandolo in una festa che unisce spiritualità, convivialità e senso di appartenenza. È una tradizione unica, che continua inevitabilmente a emozionarmi perché racconta l’anima di questa città. Venezia ha sempre saputo trasformare la propria storia in un rito collettivo, qualcosa da condividere e tramandare.
Il primo segnale arriva già il venerdì, quando viene aperto il ponte votivo che collega le Zattere alla Chiesa del Redentore alla Giudecca. Attraversarlo significa partecipare a una tradizione che si ripete da generazioni e che ancora oggi mantiene intatto il suo significato.
Poi arriva il sabato sera e tutto si trasforma. Le imbarcazioni si radunano nel Bacino di San Marco, le tavole si apparecchiano sull’acqua, le persone si incontrano e aspettano insieme. Il sole tramonta lentamente e Venezia assume quella luce estiva che la rende ancora più bella.
Quando iniziano i fuochi d’artificio, alle 23.30, tutti si fermarsi e alza gli occhi. Il cielo si illumina di colori che si riflettono sull’acqua, i palazzi diventano anch’essi meravigliosi spettatori e per qualche minuto tutto il Bacino di San Marco si trasforma in uno scenario unico al mondo.
Ma la parte più bella del Redentore, almeno per me, non è soltanto lo spettacolo. È l’atmosfera che si respira nelle ore che lo precedono. È vedere Venezia vivere una tradizione che appartiene davvero ai suoi abitanti, con i turisti che guardano curiosi e rispettosi. È osservare famiglie, amici e generazioni diverse condividere la stessa festa, gli stessi rituali, gli stessi racconti. E forse è proprio questo il motivo per cui il Redentore continua ad essere una delle celebrazioni più autentiche non solo della città, ma oserei dire d’Italia.
Da Suite735, il Redentore rappresenta ogni anno un momento speciale e non potrebbe essere da meno. Molti ospiti scelgono proprio questo periodo per visitare Venezia e scoprire una delle sue tradizioni più sentite: è l’occasione perfetta per vivere la città non solo come visitatori, ma come partecipanti di una storia che continua a essere scritta anno dopo anno.
Perché il Redentore non è semplicemente una festa, è Venezia che celebra sé stessa ed è uno di quei momenti che, una volta vissuti, restano impressi nella memoria molto più a lungo di qualsiasi fotografia.
